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Cre.Cas.: Emanuele Restante si racconta

Emanuele Restante

Emanuele Restante, per tutti Memo. Quarantatré anni all’anagrafe, molti di meno nello spirito. Preparatore atletico della Prima Squadra del CreCas dall’inizio dell’avventura nell’Eccellenza Laziale, da quest’anno anche Responsabile Tecnico della Scuola Calcio con il suo Coerver Coaching.

Emanuele, hai una lunga esperienza nelle Scuole Calcio e nelle Prime Squadre. Ci racconti la tua carriera?
Ho iniziato la Scuola Calcio cinque anni fa grazie a un mio amico, Giuseppe Bernardini, presidente del Guidonia, che mi chiese di aiutarlo con il settore di base. Quest’anno il patron Fabrizio Valentini mi ha dato la responsabilità della direzione tecnica della Scuola Calcio rossoblù e, insieme a tutto lo staff, abbiamo scelto la metodologia del Coerver Coaching, una delle più funzionali per il percorso formativo del bambino. Con i grandi ho fatto il campionato a Palombara vincendolo e arrivando secondo l’anno dopo con mister Aldo Berti. Poi Manrico Berti mi ha convinto ad andare con lui a Zagarolo, l’anno successivo sempre insieme a lui mi sono trasferito al San Cesareo, vincendo campionato, Coppa e Juniores Regionali. L’ho seguito anche a Palestrina, mentre l’anno dopo sono andato in Serie D al Civita Castellana, esperienza bellissima. Sono tornato poi in Eccellenza a Pisoniano di nuovo con Berti, dove abbiamo fatto un campionato strepitoso arrivando terzi e giocando la finale di Coppa Italia. L’anno più brutto è stato quello successivo al Serpentara, con un avvicendamento in panchina di cinque allenatori, nonostante il quarto posto finale.
Nel frattempo ho fatto un percorso con la Virtus Palombara di calcio a 5 partendo dalla Serie D e arrivando due stagioni fa in B. Al CreCas sono arrivato nel primo anno di Eccellenza con Manrico Berti e dopo una pausa durante la guida tecnica di Fazzini, sono stato richiamato insieme a Baiocco, davvero una grande persona.

Ne hai detti tantissimi, ma qual è il ricordo più bello?
Quello di San Cesareo, perché abbiamo vinto tutto. Certo la Promozione non è la Serie D, ma nonostante questo è stato l’anno più bello.

Hai girato moltissimo, sei tornato a Palombara e hai portato un nuovo metodo nella Scuola Calcio, che è in crescita.
È un metodo che ho scelto da quattro anni insieme a Claudio D’Ulisse, responsabile nazionale del Coerver Coaching, e credo che sia uno dei più attuali. Poi il risultato è dato dai numeri e quest’anno siamo in crescita positiva di giorno in giorno anche sotto l’aspetto numerico.

Come ci si deve comportare con i bambini? Che cosa gli deve essere insegnato?
Divertirsi. Basta.

E tu cosa consiglieresti a un ragazzo che vuole diventare un calciatore ad alti livelli?
Che non deve pensarci, deve divertirsi. Mi ricordo quando incontrai Paolo Maldini, lui aveva già 39 e gli chiesi come aveva voglia di tornare in campo ad allenarsi tutte le settimane dopo aver vinto tutto. Lui mi rispose: “Perché mi diverto”. Penso che questa sia la giusta formula.

Sei il preparatore atletico della Prima Squadra. In che cosa consiste questa figura?
Il preparatore atletico è quello che si occupa della formazione atletica della squadra e del mantenimento della forma, cercando di fare prevenzione muscolare e la mia passione è quella di aiutare sempre il mister.

È anche molto difficile lavorare su un campo come quello di Palombara. Come si fa ad evitare gli infortuni?
Durante il mio percorso ne ho avuti sempre pochissimi perché ho fatto un corso di stretching globale attivo, un metodo che invece di allungare il muscolo in maniera settoriale, lo allunga in modo complessivo. Su questo campo molto duro bisogna essere intelligenti e preparare dei lavori che non siano traumatici a livello strutturale.

Tu hai un ottimo rapporto con i giocatori che ti stimano molto. Qual è il segreto?
Il segreto è la stima reciproca. Io stimo loro per quello che danno, perché non si risparmiano mai e non posso non apprezzare il loro lavoro e non essere uno di loro: se non capisci il loro sforzo e le loro fatiche non potrai mai fare il preparatore atletico.

Oltre alla preparazione atletica c’è anche un aspetto psicologico che non va trascurato.
È il 99% dello sport, perché se non si crede in quello che si fa non otterranno mai risultati.

C’è un giocatore che ti è rimasto particolarmente a cuore?
Così rischio di fare tanti scontenti (ride, ndr). Ce ne sono tantissimi: Assogna, Travaglione, Saliou, Fazi. Qui ho una sfida con Simone Calabresi, che andavo a vedere in Promozione e da quando è salito in Eccellenza ha perso dieci chili. Ma anche Gallaccio, Hrustic…

Qual è l’esperienza che invece ha segnato di più la tua carriera?
Forse quella del Serpentara, perché a livello gestionale era tutto sbagliato.

E hai mai pensato a una carriera da allenatore?
Penso che per essere allenatori si deve fare un percorso formativo diverso da quello che ho fatto io. Con i bambini ogni tanto mi diletto, ma credo servano competenze diverse per poter fare l’allenatore dei grandi.

La prima squadra ha recentemente cambiato allenatore. Intanto dobbiamo dire che gran parte del merito dei successi di questo gruppo è anche tua. Come sono stati questi primi giorni con mister Centioni?
Lo conoscevo di vista e parecchie volte ci siamo scontrati. Non sapevo come lavorava. È una persona educatissima, molto cortese, che mi ha lasciato spazio per fare la preparazione che propongo e con cui mi sento quotidianamente per organizzare il lavoro: è molto competente. Prima è stato fatto un percorso, ora un altro e devo dire che si è lavorato meglio, ovviamente quello che conta è il risultato sportivo.

Ci fai un pronostico per questa stagione?
Primi (ride, ndr).